University Dispute Resolution
Prospettive sulla gestione dei conflitti orizzontali nella comunità universitaria
(convegno conclusivo PRIN2022 “U.d.r. – University Dispute Resolution”)

Il team di ricerca U.d.r. e il gruppo dello Sportello di gestione dei conflitti invitano al Convegno conclusivo del progetto PRIN2022 “U.d.r. – University Dispute Resolution”, che si terrà il 26 marzo p.v., dalle 14.30 alle 18.30, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche. L’evento costituirà un’importante occasione di confronto, per riflettere anche sulla possibilità di estendere il modello sviluppato a servizio dell’intera comunità universitaria veronese.

26 marzo 2026 – 14.30-18.30

Dipartimento di Scienze Giuridiche – Aula D

Via Carlo Montanari 9, 37122 – Verona

14.30 - 14.45

SALUTI ISTITUZIONALI

PROF.SSA CHIARA LEARDINI

Magnifica Rettrice dell’Università di Verona

PROF. GIUSEPPE COMOTTI

Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche

14.45 - 15.45

PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DEL PROGETTO PRIN2022 "U.D.R. - University Dispute Resolution"

PROF. AVV. ALBERTO M. TEDOLDI

Ordinario nell’Università di Verona, Direttore di “NEG2MED”

PROF. AVV. MARCO TORSELLO

Ordinario nell’Università di Verona

DOTT.SSA ANASTASIA A. MONTEFUSCO

Mediatrice e assegnista nell’Università di Verona

DOTT. DIEGO TILOLA

Contrattista di ricerca nell’Università di Verona

15.45 - 16.45

SESSIONE LABORATORIALE
World Café

Attività di progettazione partecipata volta a raccogliere osservazioni, proposte operative e prospettive di implementazione di un modello sperimentale di gestione dei conflitti orizzontali nella comunità studentesca

COMUNICAZIONE E SEDE

Facilitato da AVV. DOTT.SSA FEDERICA AMICI (Avvocata, mediatrice, facilitatrice, Componente “NEG2MED”)

INTEGRAZIONE ISTITUZIONALE

Facilitato da DOTT. ALFONSO LANFRANCONI (Formatore e mediatore, Vicepresidente EIMI, Componente “NEG2MED”)

TERZA MISSIONE

Facilitato da DOTT.SSA ELENA GUERRA (Dottoranda nell’Università di Verona, Componente “NEG2MED”)

COFFEE BREAK

17.00 - 18.00

SESSIONE SEMINARIALE

Alternative Dispute Resolution (ADR) nei contesti comunitari

PROF. AGOSTINO PORTERA

Ordinario nell’Università di Verona, Componente “NEG2MED”

AVV. DOTT.SSA FEDERICA AMICI

Avvocata, mediatrice, facilitatrice, Componente “NEG2MED”

PROF.SSA ELISA LORENZETTO

Associato nell’Università di Verona, Componente “NEG2MED”

DOTT.SSA ANNA TANTINI

Mediatrice e formatrice presso Fondazione Don Calabria, Componente “NEG2MED”

18.00 - 18.30

TESTIMONIANZA STUDENTESCA

TEAM DEI PEER MEDIATOR dello Sportello U.D.R. - University Dispute Resolution

Evento aperto a tutta la comunità accademica

Comitato scientifico e organizzativo: Alberto M. Tedoldi, Marco Torsello, Anastasia A. Montefusco, Diego Tilola Per informazioni: anastasiaanna.montefusco@univr.it / diego.tilola@univr.it

Convegno finanziato nell’ambito dei fondi dell’Unione Europea – NextGenerationEU, componente M4C2, investimento 1.1, progetto PRIN2022 dal titolo “U.d.r. – University Dispute Resolution”, codice CUP B53D23011050006

Altri Articoli

Kintsugi

Il kintsugi è un’antica arte giapponese che utilizza metalli preziosi – come oro o argento – per ricomporre i frammenti di ceramiche rotte, valorizzando le crepe anziché nasconderle. 

Le riparazioni diventano segni distintivi che rendono ogni oggetto unico e irripetibile. Allo stesso modo, la mediazione si prende cura del conflitto, trasformandolo in occasione di consapevolezza. Nella prospettiva della giustizia relazionale, si prova a ricucire lo strappo prodotto dalla rottura, per ricomporre e dare forma a qualcosa di nuovo, autentico e possibile.

Kintsugi

Il kintsugi è un’antica arte giapponese che utilizza metalli preziosi – come oro o argento – per ricomporre i frammenti di ceramiche rotte, valorizzando le crepe anziché nasconderle. 

Le riparazioni diventano segni distintivi che rendono ogni oggetto unico e irripetibile. Allo stesso modo, la mediazione si prende cura del conflitto, trasformandolo in occasione di consapevolezza. Nella prospettiva della giustizia relazionale, si prova a ricucire lo strappo prodotto dalla rottura, per ricomporre e dare forma a qualcosa di nuovo, autentico e possibile.

Il Simposio di Platone

Anselm Feuerbach, 1871-1874

L’opera Il Simposio di Platone, di Anselm Feuerbach, raffigura un momento di profondo confronto tra filosofi, ispirandosi all’omonimo dialogo platonico sull’amore. 

In essa, il vero protagonista è il dialogo stesso: lo scambio di idee, lo sguardo attento, l’ascolto silenzioso. Feuerbach non dipinge semplicemente un banchetto, ma un processo in cui la parola diventa strumento di elevazione intellettuale. 

σύν (sýn), “insieme”: è il prefisso che apre il senso, il cuore del Simposio e della mediazione. 

In entrambi, ciò che conta è l’incontro: il trovarsi l’uno di fronte all’altro per mettere in circolo la parola, attraversarla, lasciarsene attraversare. 

In mediazione non si tratta solo di dare forma a ciò che sentiamo, ma di entrare in risonanza con l’universo dell’altro: comprenderne il mondo, la storia, le sfumature. In mediazione, dialogare significa accedere a nuove chiavi di lettura, dare nuovi significati. Non si tratta di imporre un punto di vista, ma di aprirsi reciprocamente, accogliendo le differenze come risorse, non come minacce. 

Perché tutto questo possa accadere, serve una solida impalcatura: quella offerta dal mediatore, garante della relazione e custode dello spazio di incontro. 

Il Simposio di Platone

Anselm Feuerbach, 1871-1874

L’opera Il Simposio di Platone, di Anselm Feuerbach, raffigura un momento di profondo confronto tra filosofi, ispirandosi all’omonimo dialogo platonico sull’amore. 

In essa, il vero protagonista è il dialogo stesso: lo scambio di idee, lo sguardo attento, l’ascolto silenzioso. Feuerbach non dipinge semplicemente un banchetto, ma un processo in cui la parola diventa strumento di elevazione intellettuale. 

σύν (sýn), “insieme”: è il prefisso che apre il senso, il cuore del Simposio e della mediazione. 

In entrambi, ciò che conta è l’incontro: il trovarsi l’uno di fronte all’altro per mettere in circolo la parola, attraversarla, lasciarsene attraversare. 

In mediazione non si tratta solo di dare forma a ciò che sentiamo, ma di entrare in risonanza con l’universo dell’altro: comprenderne il mondo, la storia, le sfumature. In mediazione, dialogare significa accedere a nuove chiavi di lettura, dare nuovi significati. Non si tratta di imporre un punto di vista, ma di aprirsi reciprocamente, accogliendo le differenze come risorse, non come minacce. 

Perché tutto questo possa accadere, serve una solida impalcatura: quella offerta dal mediatore, garante della relazione e custode dello spazio di incontro. 

Win - Win

Foto: Colombo/FIDAL

Possiamo vincere l’oro entrambi? 

È possibile. Se decidete, siete campioni. 

Così Mutaz Barshim (Qatar) si volta verso Gianmarco Tamberi (Italia) e dice: 

Let’s make history, man! 

Alle Olimpiadi di Tokyo 2020, i due atleti hanno scelto di condividere la medaglia d’oro nel salto in alto, rinunciando allo spareggio. 

Un gesto semplice ma potentissimo che incarna perfettamente il valore della mediazione, fondata non sulla contrapposizione, sull’antagonismo o sulla competizione a tutti i costi, ma sulla costruzione di un rapporto di collaborazione in cui tutti vincono senza dover rinunciare a nulla. 

La mediazione non è compromesso, né rinuncia o ritrattazione, ma piena soddisfazione (win-win, no win-lose), proprio come quei due campioni che hanno deciso di fare e scrivere la storia insieme. 

Win - Win

Foto: Colombo/FIDAL

“Possiamo vincere l’oro entrambi?”

“È possibile. Se decidete, siete campioni.”

Così Mutaz Barshim (Qatar) si volta verso Gianmarco Tamberi (Italia) e dice:

“Let’s make history, man!”

Alle Olimpiadi di Tokyo 2020, i due atleti hanno scelto di condividere la medaglia d’oro nel salto in alto, rinunciando allo spareggio.

Un gesto semplice ma potentissimo che incarna perfettamente il valore della mediazione, fondata non sulla contrapposizione, sull’antagonismo o sulla competizione a tutti i costi, ma sulla costruzione di un rapporto di collaborazione in cui tutti vincono senza dover rinunciare a nulla.

La mediazione non è compromesso, né rinuncia o ritrattazione, ma piena soddisfazione (win-win, no win-lose), proprio come quei due campioni che hanno deciso di fare e scrivere la storia insieme.

Labirinto

Il labirinto è un simbolo antico, metafora di un viaggio interiore e relazionale. Rappresenta il percorso che si intraprende per andare oltre la complessità.

Anche il superamento del conflitto non è un cammino lineare, diretto e prevedibile: si procede per tentativi, esplorando strade diverse, concentrandosi sul momento presente, sul qui e ora… Per trovare l’uscita è necessario aprirsi all’Altro, ascoltare.

Nello sguardo dell’Altro si ha poi la preziosa occasione di incontrare anche se stessi. Il mediatore, in tal senso, è un facilitatore che aiuta le parti a non perdersi nei vicoli ciechi della conflittualità, offrendo strumenti per orientarsi.

Labirinto

Il labirinto è un simbolo antico, metafora di un viaggio interiore e relazionale. Rappresenta il percorso che si intraprende per andare oltre la complessità.

Anche il superamento del conflitto non è un cammino lineare, diretto e prevedibile: si procede per tentativi, esplorando strade diverse, concentrandosi sul momento presente, sul qui e ora… Per trovare l’uscita è necessario aprirsi all’Altro, ascoltare.

Nello sguardo dell’Altro si ha poi la preziosa occasione di incontrare anche se stessi. Il mediatore, in tal senso, è un facilitatore che aiuta le parti a non perdersi nei vicoli ciechi della conflittualità, offrendo strumenti per orientarsi.

Conclusione del percorso

Esito positivo, negativo, incerto e mediazione non effettuata. Ogni mediazione è unica. In alcuni casi, potreste sentirvi soddisfatti semplicemente avendo avuto l’opportunità di esprimere a fondo le vostre emozioni. In altri casi, potreste decidere di redigere un accordo. È importante sottolineare che i peer-mediators non possono imporvi alcun esito: siete voi ad impegnarvi eticamente a rispettare quanto raggiunto al termine del percorso.

L'incontro congiunto

EVENTUALE! Una volta ottenuto il consenso di entrambi, se disposti a partecipare attivamente e a comunicare in modo trasparente, si darà avvio alla mediazione vera e propria (con un pari, con un esperto o allargata).  La durata di ciascuna sessione di mediazione può variare, poiché alcuni conflitti potrebbero richiedere più incontri.

Il colloquio preliminare

Questo incontro si svolgerà solamente tra te ed i componenti dello Sportello. Il colloquio servirà a chiarire i tuoi dubbi, a capire quale sia lo strumento (Peer-Mediation, Conflict-Coaching, Community Group Conferencing, Mediazione con esperto) più idoneo per gestire il tuo conflitto e, coerentemente alla scelta, ad acquisire il tuo consenso ad un eventuale incontro diretto con l’altra parte (o le altre parti, se più di una) del conflitto.

Primo contatto

Dopo aver inviato “La mia domanda”, riceverai un’e-mail di conferma contenente un invito a partecipare ad un colloquio preliminare. Insieme all’invito, ti sarà fornita una scheda illustrativa per capire meglio l’attività. I membri dello sportello avranno accesso alle informazioni da te fornite. Tutte le informazioni condivise saranno trattate con totale riservatezza.

Accoglimento della richiesta

Presa in carico della richiesta di gestione del conflitto da parte della “Segreteria generale” dello Sportello, a seguito del tuo inoltro de “La mia domanda”.

Accoglimento della richiesta

Presa in carico della richiesta di gestione del conflitto da parte della “Segreteria generale” dello Sportello, a seguito del tuo inoltro de “La mia domanda”.

L'angelo caduto (1847)

Nell'opera di Alexandre Cabanel, L'angelo caduto (1847), Lucifero, l’angelo più bello e saggio, piange. Separato da Dio e relegato agli Inferi per la tracotanza di voler innalzarsi all’infinita maestosità divina, incarna l’esperienza della separazione e della caduta, potenti metafore di ogni conflitto interiore e interpersonale.

Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.

L'angelo caduto (1847)

Nell'opera di Alexandre Cabanel, L'angelo caduto (1847), Lucifero, l’angelo più bello e saggio, piange. Separato da Dio e relegato agli Inferi per la tracotanza di voler innalzarsi all’infinita maestosità divina, incarna l’esperienza della separazione e della caduta, potenti metafore di ogni conflitto interiore e interpersonale.

Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.

L'angelo caduto (1847)

Nell'opera di Alexandre Cabanel, L'angelo caduto (1847), Lucifero, l’angelo più bello e saggio, piange. Separato da Dio e relegato agli Inferi per la tracotanza di voler innalzarsi all’infinita maestosità divina, incarna l’esperienza della separazione e della caduta, potenti metafore di ogni conflitto interiore e interpersonale.

Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.

L'angelo caduto (1847)

Nell'opera di Alexandre Cabanel, L'angelo caduto (1847), Lucifero, l’angelo più bello e saggio, piange. Separato da Dio e relegato agli Inferi per la tracotanza di voler innalzarsi all’infinita maestosità divina, incarna l’esperienza della separazione e della caduta, potenti metafore di ogni conflitto interiore e interpersonale.

Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.

L'angelo caduto (1847)

Nell'opera di Alexandre Cabanel, L'angelo caduto (1847), Lucifero, l’angelo più bello e saggio, piange. Separato da Dio e relegato agli Inferi per la tracotanza di voler innalzarsi all’infinita maestosità divina, incarna l’esperienza della separazione e della caduta, potenti metafore di ogni conflitto interiore e interpersonale.

Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.

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Lo sguardo struggente di Lucifero, incorniciato dal gesto di protezione del braccio, ci sfida a provare empatia per il diavolo stesso. Nei conflitti, le emozioni si amplificano, isolando le parti come un muro invalicabile.

La mediazione diventa lo spazio simbolico per elaborare il dramma della separazione. Proprio come la lacrima di Lucifero rivela il dolore nascosto, la mediazione permette alle emozioni profonde di emergere, di essere accolte, trasformando il conflitto in una possibilità di riconoscimento reciproco e di ricostruzione.